Chef italiano, figlio d’arte e ambasciatore della cucina napoletana autentica nel Regno Unito, Enzo Fiore è il titolare del ristorante-pizzeria O’ Curniciello a Lancing, nel West Sussex. Il suo locale, certificato ITA0039 by Asacert con livello Gold, è un punto di riferimento per chi cerca il vero Made in Italy gastronomico oltremanica.

In occasione della presentazione del libro “Urbano e Umano” di Fabrizio Capaccioli – AD di ASACERT e ideatore della certificazione ITA0039 – svoltasi il 16 giugno 2025 a Manchester, Enzo ha conquistato i presenti con una pasta, patate e provola, piatto simbolo della cucina napoletana popolare, preparato secondo la tradizione e con ingredienti autentici.

Lo abbiamo intervistato per conoscere il suo percorso e la sua visione della cucina italiana nel mondo.

Chef Fiore, la sua cucina racconta l’Italia autentica in un contesto internazionale come quello britannico. In che modo pensa che la cultura gastronomica italiana contribuisca al benessere delle persone e alla costruzione di comunità anche lontano da casa?

La cucina italiana è un ponte tra le persone, ovunque nel mondo. Nei miei piatti porto Napoli: porto calore, umanità e memoria. Quando cucino, non offro solo cibo, creo un momento di connessione e di appartenenza. Questo è il vero potere della cucina italiana nel mondo.

Il libro “Urbano e Umano” riflette sulla necessità di trovare un equilibrio tra progresso e umanità. Quanto è importante, secondo lei, mantenere vive le tradizioni – come la pasta, patate e provola che ha cucinato per l’evento – in un mondo che cambia così rapidamente?

La pasta, patate e provola che ho preparato non è una semplice ricetta: è un frammento autentico di Napoli. L’ho cucinata come si fa davvero a casa nostra, con provola campana e tutto l’amore che ci mettiamo noi napoletani quando cuciniamo per qualcuno che amiamo. Per me, queste ricette sono atti di resistenza culturale. In un mondo che corre veloce, mantenere vive le tradizioni significa restare ancorati a ciò che siamo. Portarle avanti, anche all’estero, è il mio modo per restare umano e far sentire a casa chi ci sceglie.

La certificazione ITA0039 di Asacert è sinonimo di autenticità e qualità. Quanto conta per lei difendere il vero Made in Italy in un mercato dove l’Italian Sounding è così diffuso? E quanto è importante educare i clienti stranieri alla vera cucina italiana?

Per me è fondamentale. Sono deluso ogni volta che vedo pseudo ristoranti italiani proporre una cucina finta, travestita da autentica. Combatto da cinque anni per far comprendere quanto sia importante usare prodotti veri, che arrivano direttamente dall’Italia: farina, mozzarella di bufala, pomodoro, guanciale. Ho scelto la certificazione ITA0039 per dare un segnale chiaro: qui si fa cucina italiana vera. Educare il cliente è un impegno quotidiano, ma anche una forma di rispetto per la nostra cultura.

Dalla Campania al Regno Unito: cosa significa per lei portare un pezzo della sua terra in un altro Paese? E quali sono le difficoltà di una sfida come questa?

Ho lasciato Napoli per motivi difficili, ma non ho mai smesso di portarla con me. Ogni piatto che creo è un pezzo della mia storia e della mia terra. La vera sfida, qui nel Regno Unito, è far capire che dietro ogni ricetta c’è una verità: non basta scrivere “italiano” su un’insegna, bisogna esserlo davvero. E questo richiede sacrificio, coerenza e un amore profondo per le proprie radici.