Il 15 aprile si celebra la Giornata Nazionale del Made in Italy, istituita per valorizzare uno dei patrimoni più distintivi del nostro Paese: la capacità di coniugare creatività, qualità e identità territoriale. Una data simbolica, scelta in occasione dell’anniversario della nascita di Leonardo da Vinci, emblema di quel “saper fare” che ancora oggi rappresenta il cuore pulsante del sistema produttivo italiano.
Giunta alla sua terza edizione, la Giornata del 2026 si inserisce nel solco tracciato negli anni precedenti, ma introduce un elemento chiave per il futuro del Made in Italy: la formazione. Le competenze, soprattutto quelle delle nuove generazioni, diventano infatti il vero motore per garantire continuità e innovazione alle filiere italiane. Le “4 I” – Identità, Innovazione, Istruzione e Internazionalizzazione – non sono più soltanto un modello teorico, ma una strategia concreta per affrontare le sfide globali.
Se nel 2025 l’attenzione era rivolta alle tecnologie emergenti e alla competitività industriale, nel 2026 il focus si sposta sulle persone: sulla trasmissione dei saperi, sulla valorizzazione delle professionalità e sulla capacità di mantenere intatto il legame tra tradizione e futuro.
Dalla formazione all’autenticità: il ruolo dei ristoranti italiani nel mondo
La formazione non riguarda solo i processi produttivi, ma coinvolge anche chi, ogni giorno, rappresenta il Made in Italy nel mondo: i ristoranti italiani all’estero. Questi ultimi costituiscono uno dei principali canali di diffusione della cultura enogastronomica italiana e, allo stesso tempo, uno degli ambiti più esposti al rischio di contraffazione e fenomeni di Italian Sounding.
È proprio qui che il tema delle competenze si intreccia con quello della certificazione. Formare operatori consapevoli, capaci di riconoscere e utilizzare prodotti autentici, significa rafforzare la credibilità dell’intero sistema Italia. La certificazione dei ristoranti italiani all’estero diventa quindi uno strumento essenziale per garantire trasparenza, qualità e coerenza con i valori del Made in Italy.
Non si tratta solo di tutelare un marchio, ma di preservare un patrimonio culturale: ogni piatto autentico racconta una storia, ogni ingrediente certificato rappresenta un territorio, ogni ristorante conforme diventa ambasciatore di un’identità.
Un sistema che cresce (anche nei numeri)
Il valore del Made in Italy agroalimentare continua a registrare performance rilevanti anche nel contesto internazionale. Secondo le più recenti analisi su dati ISTAT e Coldiretti – partner del protocollo ITA0039 by ASACERT –, l’export del settore ha superato i 65 miliardi di euro nel 2024, confermando un trend di crescita costante negli ultimi anni. Parallelamente, il fenomeno dell’Italian Sounding ha raggiunto un valore stimato superiore ai 120 miliardi di euro a livello globale, evidenziando quanto sia ancora ampia la distanza tra autenticità e imitazione.
Questi dati rafforzano la necessità di strumenti concreti di tutela e valorizzazione, tra cui la certificazione, che assume un ruolo sempre più strategico nel garantire fiducia ai consumatori e competitività alle imprese.
Il contributo di ITA0039 by ASACERT
In linea con gli obiettivi della Giornata Nazionale del Made in Italy, ITA0039 by ASACERT continua il proprio impegno nella tutela e promozione dell’autenticità agroalimentare italiana. Dal 2019, il sistema di certificazione opera a supporto dei ristoranti italiani all’estero, verificando la conformità dei prodotti utilizzati e contribuendo a contrastare il fenomeno dell’Italian Sounding.
Un’attività che non si limita alla certificazione, ma si estende alla diffusione della cultura del Made in Italy attraverso strumenti innovativi, come l’App ITA0039, pensata per guidare i consumatori nella scelta di prodotti realmente italiani.
In un anno in cui la formazione è al centro della riflessione, il ruolo della certificazione si rafforza ulteriormente: non solo garanzia di qualità, ma leva educativa per costruire consapevolezza, competenze e valore.
Perché il Made in Italy non è solo ciò che produciamo, ma ciò che sappiamo.