L’8 ottobre 2025 il Parlamento europeo ha approvato, con 532 voti a favore, 78 contrari e 25 astensioni, un emendamento al Regolamento OCM (Organizzazione Comune dei Mercati) che introduce un pacchetto di misure volte a rafforzare la trasparenza nella comunicazione alimentare e la tutela delle filiere agroalimentari.
Tra le novità più rilevanti spicca il divieto — a partire dal 2028 — dell’uso di denominazioni tradizionalmente associate alla carne (“hamburger”, “salsiccia”, “bistecca”, “scaloppina” e simili) per prodotti di origine vegetale o sintetica (le cosiddette alternative plant-based) che non contengano effettivamente carne.
Cosa significa “meat sounding”
Con il termine meat sounding si indica la pratica commerciale di utilizzare denominazioni tipiche della carne — come “hamburger veg”, “salsiccia di lenticchie” o “bistecca vegetale” — per alimenti che non contengono componenti animali. Questa strategia, nata per evocare familiarità, forma e funzione d’uso nei consumatori, negli ultimi anni è stata oggetto di aspre critiche da parte del settore zootecnico e agricolo per il rischio di confusione e perdita di valore semantico delle parole legate alla carne.
Fino ad ora, le denominazioni di carne potevano essere usate con riferimento a prodotti vegetali a condizione che l’etichetta specificasse chiaramente l’origine vegetale. Una pronuncia della Corte di Giustizia UE dell’ottobre 2024 aveva confermato che, in assenza di una denominazione legale specifica, è consentito l’uso di denominazioni usuali o descrittive purché non ingannevoli. Con il nuovo emendamento si rovescia questa interpretazione: i termini legati alla carne saranno riservati esclusivamente ai prodotti che contengono carne animale.
Altri elementi del pacchetto approvato
Il Parlamento non si è limitato al divieto semantico. Sono state approvate anche misure destinate a incidere concretamente sulle dinamiche della filiera:
- Contratti scritti obbligatori tra gli agricoltori e gli operatori della filiera, con l’obbligo di tenere conto dei costi di produzione nel fissare i prezzi.
- Preferenza per i prodotti locali e comunitari negli appalti pubblici e nelle mense, per favorire la sovranità alimentare e sostenere le filiere nazionali.
- Estensione dell’obbligo di indicazione dell’origine a tutti i prodotti alimentari, non solo agli ingredienti primari, come garanzia aggiuntiva di trasparenza per il consumatore.
Va tuttavia evidenziato che l’emendamento approvato dal Parlamento non è ancora legge: il testo dovrà essere negoziato con il Consiglio dell’Unione europea (che rappresenta i governi nazionali) nel cosiddetto trilogo, per giungere a una versione definitiva. La normativa, secondo le stime attuali, potrebbe entrare in vigore tra il 2026 e il 2028, concedendo un periodo transitorio di adeguamento per imprese, confezionamento ed etichettatura.
Perché questa misura interessa anche ITA0039
Per un ente di certificazione come ITA0039 | 100 % Italian Taste Certification by Asacert, il voto europeo rappresenta non solo un fatto politico, ma un’occasione di rafforzamento del valore della certificazione, dell’origine italiana e della trasparenza filiera:
- Il divieto del meat sounding evidenzia quanto sia strategico proteggere e valorizzare la lingua, l’identità e la semantica del patrimonio agroalimentare — un terreno dove la certificazione dell’autenticità diventa uno straordinario strumento difensivo.
- In un contesto dove il falso “Italian sounding” sottrae ogni anno miliardi di euro al Made in Italy e dove regioni come la Lombardia (la più colpita) subiscono perdite stimate in 10,2 miliardi €/anno (dati Ambrosetti), il rafforzamento del valore semantico dei termini aiuta a depotenziare le imitazioni.
- ITA0039 può veicolare con ancora più forza il messaggio ai propri operatori (produttori, ristoratori certificati, stakeholder) sull’importanza di affidarsi a protocolli oggettivi, tracciabilità e uso corretto della denominazione del prodotto, per garantire che “italiano” non diventi un termine svuotato.
- Ogni ristorante, produttore o punto vendita certificato diventa un presidio di autenticità: con il sostegno di ITA0039, può diventare ambasciatore di comunicazione chiara e distintiva, opponendosi agli usi abusivi o fuorvianti dei termini.
Una scelta culturale oltre che economica
Il falso Made in Italy non è solo una questione di perdite commerciali: è un tema d’identità. Ogni volta che un prodotto “italian sounding” inganna il consumatore, si erode la fiducia e si svilisce il valore di chi opera con trasparenza, passione e attenzione alle regole.
Con il protocollo di certificazione ITA0039 ci siamo dati criteri oggettivi per tutelare l’autenticità: non solo un marchio, ma una rete culturale e commerciale che unisce produttori, consumatori e ristoratori in vista di un bene comune — la difesa dell’identità italiana.
In questa fase cruciale, la nuova decisione europea rappresenta un’opportunità: un messaggio forte che va nella stessa direzione del nostro impegno istituzionale. Perché ogni piatto autentico, ogni etichetta trasparente e ogni parola usata con precisione contribuiscono a raccontare l’Italia vera.